Serie A
La Procura ordina all'FIGC un'indagine sull'elezione di Malagò
Il procuratore del Comitato Olimpico Italiano (CONI) ha ordinato alla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) di indagare sull'elezione di Giovanni Malagò, dopo che ha risolto la questione dell'allenatore della nazionale e ora si trova ad affrontare due nuove sfide legali, tra cui la nomina contestata di Diana Bianchedi a capo della delegazione italiana.
Conflitto di interessi sul capo della delegazione
Il primo caso si concentra sulla nomina di Diana Bianchedi a capo della delegazione per l’Italia, una decisione contestata dal CONI perché Bianchedi ricopre anche la carica di vicepresidente del Comitato Olimpico, creando un potenziale conflitto di interessi.
Controversia legale sulla registrazione di Malagò
Il secondo caso riguarda direttamente l'elezione di Malagò come numero uno della Federcalcio. L’avvocato Renato Miele, ex calciatore della Lazio, ha presentato un ricorso dopo essere stato negato una candidatura per mancanza del sostegno di almeno una componente della federazione.
Miele sostiene che Malagò potrebbe non essere correttamente registrato presso la Federazione, requisito previsto dall’articolo 29, comma 1 dello Statuto della FIGC. Il ricorso era stato precedentemente respinto a diversi livelli della giustizia sportiva.
Ora la Procura generale dello Sport ha scritto al procuratore federale della FIGC, invocando l’articolo 47, comma 1 del Codice della Giustizia Sportiva, chiedendo di aprire un fascicolo per verificare la presunta registrazione e le sue date di efficacia.
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Possibili ripercussioni per la leadership della FIGC
La richiesta evidenzia anche una mancanza di assistenza o chiarezza da parte della FIGC, notando che non sono stati depositati documenti oggettivi e non è stata attivata alcuna iniziativa amministrativa da parte del procuratore federale. Il procuratore Ugo Taucer ha chiesto al procuratore federale Giuseppe Chiné di verificare ciò che non è mai stato esaminato, poiché nessun giudice ha ancora stabilito se Malagò fosse registrato.
Da un mese, l’inchiesta cerca di chiarire un dubbio che potrebbe influire direttamente sulla presidenza di Malagò e sulle decisioni da lui prese nelle ultime settimane, con possibili ripercussioni sul futuro del calcio italiano.
Se Malagò dovesse essere rimosso, la prima misura sarebbe annullare le elezioni e porre la FIGC sotto commissariato. La federazione, tuttavia, sostiene che l’attuale presidente sia stato ritenuto idoneo dagli uffici.
La richiesta della Procura generale dello Sport mira a confermare ciò, poiché la questione della registrazione non è stata risolta definitivamente dal Collegio. Ai sensi dell’articolo 12 quater dello Statuto del CONI, il procuratore federale deve aprire un fascicolo, acquisire la registrazione di Malagò, annotarne i termini di efficacia e verificare se il requisito fosse presente e quando.
Ad oggi, non sono state avviate indagini né sono state ricevute risposte dalla FIGC. Nel frattempo, l’11 settembre la Corte Federale della FIGC esaminerà il nuovo ricorso presentato da Miele, precedentemente respinto l’8 agosto dal Tribunale Federale, e si sta valutando un possibile ricorso al TAR del Lazio dopo che il Collegio di Garanzia dello Sport ha emesso la sua sentenza.