Mondiali
L'eliminazione degli USA ai Mondiali espone i limiti del potere americano
A Seattle, la città del caffè e del grunge, i sogni mondiali degli Stati Uniti si sono dissolti in una sconfitta per 5-2 contro il Belgio. L’incontro, giocato sotto un cielo grigio e il peso delle aspettative, ha segnato la fine del mandato di Mauricio Pochettino come ct degli USA. La sconfitta è arrivata appena 48 ore dopo il compleanno nazionale statunitense, trasformando la celebrazione in cordoglio.
L’eccezionalismo americano, spesso esaltato dagli opinionisti nelle trasmissioni di Fox, ha subito un duro colpo. La promessa iniziale della squadra, con una vittoria per 4-1 contro il Paraguay, ha ceduto il passo al caos difensivo e agli errori individuali. Gli Stati Uniti sono usciti agli ottavi di finale, eguagliando i risultati ottenuti sotto Gregg Berhalter nel 2022 e in tornei precedenti nel 2010 e nel 2014.
La tempesta politica che ha circondato la squalifica di Folarin Balogun ha aggiunto ulteriore scompiglio. La richiesta della Federazione calcistica statunitense di revocare la squalifica, sostenuta anche dalla FIFA, è stata ignorata mentre il Belgio ne ha approfittato. Il risultato di 4-1 ha evidenziato il divario tra ambizione ed esecuzione.
Le fragilità difensive sono state messe a nudo. L’errore costoso di Matt Freese ha regalato al Belgio il primo gol, mentre Tim Ream e Chris Richards hanno faticato a contenere Hans Vanaken. L’assenza di un portiere d’élite—un tempo punto di forza degli USA con Tim Howard, Brad Friedel e Kasey Keller—è risultata evidente.
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La squadra di Mauricio Pochettino aveva mostrato lampi di qualità, soprattutto in attacco con Malik Tillman, Alex Freeman e Christian Pulisic. Eppure, contro il Belgio, il centrocampo è stato sopraffatto, e Pulisic, nonostante il suo pedigree nei club con Borussia Dortmund, Chelsea e Milan, non ha offerto granché. Il suo hype, alla fine, non ha retto il confronto con il momento. Il futuro di Pochettino rimane incerto. Gli è stato offerto un prolungamento contrattuale fino al 2030, ma non ha ancora confermato i suoi piani. Il rapporto dell’allenatore argentino con la struttura statunitense è stato complicato, non da ultimo per la chiamata pre-torneo di Donald Trump alla squadra—a un momento in cui il capitano Ream è apparso visibilmente a disagio.I Diavoli Rossi travolgono gli USA 4-1: il Belgio in semifinale contro la Spagna
L’eliminazione ai Mondiali ha sottolineato una dura verità: gli USA faticano ancora a competere con l’élite europea. Le tre vittorie sono arrivate contro squadre classificate al 28°, 34° e 61° posto. Dal 2002, gli USA non hanno mai raggiunto i quarti di finale. I miglioramenti di Pochettino erano reali, ma non sufficienti a colmare il divario. Per un breve momento, il torneo aveva offerto una tregua dalla politica divisiva. Eppure, la sconfitta di Seattle ha ricordato a tutti che, dentro e fuori dal campo, le ambizioni calcistiche globali degli Stati Uniti rimangono insoddisfatte.