Trombetti richiama i tifosi: Napoli, cinque gare e il mestiere
Il professor Guido Trombetti, nella sua rubrica per Il Mattino, ha esortato i tifosi del SSC Napoli a tornare al loro “mestiere” di sostenere la squadra, dopo le polemiche sorte nei primi cinque incontri della stagione, citando anche gli appelli di Roberto Mancini e Max Allegri.
Il richiamo di Trombetti
Nel suo editoriale per Il Mattino, il professor Guido Trombetti richiama i tifosi al “mestiere di tifare” e basta. Cita l’intervento di Francesco De Luca pubblicato ieri sul quotidiano, che sostiene Roberto Mancini e Max Allegri. Trombetti sottolinea che il messaggio è un invito a sostenere la squadra senza ulteriori pretese.
Il professore denuncia una tendenza generale di immaturità nel calcio, paragonandola a bambini capricciosi che vogliono tutto subito. Porta in esempio la vicenda di Francesco Grosso, giovane allenatore esonerato dalla Fiorentina dopo sole tre partite “per caso”. Questo episodio, secondo Trombetti, evidenzia quanto il caso possa influire più del merito.
Il clima attorno al Napoli
La narrazione intorno al Napoli è pervasa da sfiducia e ribellione, alimentata da pettegolezzi e racconti di sentito dire. Trombetti vuole far luce sugli ultimi cinque anni della squadra azzurra, periodo che definisce ricco di successi ma anche di aspettative distorte. Il professore descrive questo clima come un “pulviscolo di racconti” alimentato da inculti e pettegolezzi dei ben informati.
Nel quinquennio considerato, il Napoli ha conquistato due scudetti, pari al cinquanta per cento dei titoli vinti in un secolo, una seconda classifica, una terza e una Supercoppa. Per Trombetti questi risultati costituiscono un bilancio “strepitoso” e quasi trionfale. Tali successi hanno prodotto un effetto distorsivo nella mente dei tifosi, generando l’idea che il club debba vincere lo scudetto ogni anno.
Riflessioni sul futuro
La vittoria ripetuta ha generato l’idea che il club debba conquistare lo scudetto ogni anno; dopo cinque giornate senza il primo posto, i tifosi chiedono la decapitazione del tecnico e incolpano il presidente per la politica economica. Trombetti ricorda, citando De Luca, la perdita dei difensori Buongiorno e Marianucci, i problemi muscolari di Anguissa, il problema cardiaco di McTominay e l’assenza di Scott, che aveva segnato 13 e 14 gol nelle due stagioni precedenti. Queste carenze indeboliscono la squadra e alimentano il malcontento.
Per contestualizzare, ricorda che l’ultimo scudetto della Juventus risale al 2019‑2020, sotto la guida di Maurizio Sarri, e che il club non vince da sei tornei, avendo anche saltato alcune partecipazioni alla Champions League. Nonostante ciò, la Juventus è ancora considerata la società più forte e ricca d’Italia.
Trombetti conclude sottolineando che il calcio è fatto di cicli, con periodi di ricostruzione che possono durare quattro o cinque anni. L’ultimo quinquennio ha prodotto un “ebbrezza collettiva” anziché una maturazione della tifoseria, perciò invita i sostenitori a tornare al loro vero mestiere: tifare la maglia azzurra, “uber alles”.