Spalletti spiega come la posizione ha risvegliato Lobotka al Napoli
Il tecnico della Juventus, Luciano Spalletti, ha parlato a Tuttosport del ruolo cruciale dell’allenatore nel collocare i calciatori, citando l’esempio di Stanislav Lobotka, un centrocampista slovacco inizialmente ai margini che è diventato un punto di riferimento al Napoli, nella sua evoluzione tattica.
Spalletti ha sottolineato che la posizione in campo e la fiducia dell’allenatore possono incidere profondamente sul rendimento. Ha ricordato Kvaratskhelia, Salah e Pizarro come casi emblematici, spiegando come il contesto tattico abbia valorizzato le loro qualità.
L’importanza della collocazione ideale
Secondo Spalletti, trovare la collocazione ideale per un giocatore può modificare radicalmente il suo impatto. “Kvara veniva da un calcio particolare, ma Salah consegna un Pallone d’Oro a tutti coloro che lo allenano, sia chiaro”, ha dichiarato.
Ha aggiunto sul ruolo di Pizarro: “Pizarro da trequartista sarebbe stato meno incisivo rispetto all’agire davanti alla difesa; lì tocchi il 300% di palloni in più”. Il tecnico ha anche citato “David”, evidenziando come lo spazio in area di rigore possa far emergere il talento.
Fiducia e psicologia
Spalletti ha ricordato l’arrivo di Lobotka al Napoli, definendolo “un giocatore ai margini che si era dimenticato di quanto fosse forte”. “Devi dirgli ‘Ho scelto te’ e rassicurarlo”, ha spiegato, evidenziando l’aspetto psicologico.
Per Spalletti, la componente psicologica non può essere separata dalla qualità tecnica. “Noi cerchiamo sempre qualcuno che ci dica qualcosa in maniera convincente e che riesca a farcele fare… è sempre il livello del calciatore che fa la differenza, perché il calcio è complesso”, ha affermato.
Il percorso di Lobotka resta un esempio concreto di come fiducia, collocazione tattica e qualità possano trasformare un giocatore in punto di riferimento, e Spalletti ha assicurato che continuerà a cercare il contesto giusto per ogni talento nella sua squadra.