Napoli contro l’Arsenal: l’Allegrata di Allegri può ancora funzionare
Il Napoli affronta questa sera l’Arsenal in Champions League, cercando di riscattare l’odiosa avventura europea della scorsa stagione, mentre il tecnico Massimiliano Allegri dovrà dimostrare se la sua “Allegrata”, la mossa tattica che lo ha contraddistinto, è ancora viva nel prossimo incontro.
Si chiama “Allegrata” una mossa tattica, una scelta di formazione o un cambio di ruolo non convenzionale attribuita a Massimiliano Allegri. Il concetto indica una soluzione inusuale che rompe gli schemi tradizionali, spesso impiegata per sorprendere l’avversario.
Il neologismo è stato coniato dal compianto Giovanni Galeone e, pur non essendo registrato nella Treccani, ha caratterizzato per anni la carriera dell’attuale allenatore del Napoli. Negli ultimi anni, Allegri è stato associato a quello che alcuni definiscono “haram football” o, in termini più italiani, al “non‑giochismo”.
Le radici dell’Allegrata
Una delle dimostrazioni più celebri di questa filosofia è stata la trasformazione di Mario Mandžukić, tradizionale centravanti, in un esterno offensivo letale in entrambe le fasi di gioco. La scelta ha mostrato la capacità di Allegri di reinventare ruoli consolidati.
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Un altro episodio memorabile è avvenuto nella partita Juventus‑Atletico Madrid, dove la squadra bianconera ha variato la linea difensiva da tre a quattro in modo continuo. Dopo la gara, Emre Can ha dichiarato: “Tatticamente non avevo mai fatto niente di simile, è stato geniale”.
Questa sera, di fronte all’Arsenal di Mikel Arteta, il Napoli deve anche fare i conti con assenze chiave: Frank Anguissa e Scott McTominay non saranno disponibili. La mancanza di questi centrocampisti rende più ardua la gestione del centrocampo.
Allegri, poco convincente nell’avvio di campionato, dovrà rispondere alla domanda se le “Allegrate” esistano ancora. Il tecnico livornese, che nei suoi ritorni a Juventus e al Milan non ha proposto idee nuove, può ancora essere considerato il geniale giocatore di scacchi descritto dai suoi ex, o è diventato solo un archivio di ricordi di un allenatore più che un catenacciaro.