Mazzola:vedova Scirea denuncia la Curva Sud della Juve
Ieri a Torino, durante il minuto di raccoglimento dedicato a Sandro Mazzola, la Curva Sud della Juve si è voltata di spalle, suscitando la furia di Mariella Cavanna, vedova di Gaetano Scirea, che ha definito l’atteggiamento una mancanza di rispetto per i defunti.
Il gesto della Curva Sud
Il gesto è avvenuto nel corso del minuto di silenzio, quando i tifosi hanno scandito i nomi dei giocatori e dirigenti Juventus scomparsi, tra cui proprio Gaetano Scirea. L’azione è stata percepita come un tradimento verso la memoria di Mazzola e dei suoi compagni.
Cavanna, intervenuta al microfono di Radio1 Rai, ha dichiarato: “A me dispiace molto, sono dell’idea che tutte le persone che hanno perso la vita hanno il diritto umanamente di avere del rispetto, vale per il signor Mazzola ma vale per tutti coloro che hanno perso la vita, anche mio marito”.
Ha poi sottolineato che Scirea e Mazzola condividevano valori umani e sportivi simili, aggiungendo: “Anche se vestivano delle maglie diverse, sicuramente in campo c’era grande rivalità, però credo che umanamente parlando fossero sulla stessa linea”. Il commento ha evidenziato l’orgoglio sia dei tifosi dell’Inter sia di quelli della Juve.
Un ricordo di Firenze
Cavanna ha ricordato anche un episodio avvenuto a Firenze, dove il marito è stato oggetto di insulti: “Mi sono ormai abituata a tutto, non dimentico quello che è successo a Firenze, nei confronti di mio marito”. Per lei la società odierna manca di rispetto verso chi non c’è più.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa, intervenendo nel programma “Ping Pong”, ha affermato che i primi a dispiacersi sono i juventini: “A volte facciamo le battute, ci punzecchiamo e a volte gli interisti sono molto, molto ironici, nella migliore delle ipotesi, nei confronti degli juventini e viceversa. Ma fatti come questo fanno male a tutti”.
Il contrasto tra la denuncia di rispetto di Cavanna e le parole di La Russa mette in luce una tensione ancora viva tra i tifosi delle due grandi città, dimostrando che gesti simbolici possono riaccendere vecchie rivalità e, al contempo, richiamare l’attenzione su un valore condiviso: il rispetto per chi non è più.