Serie A
Mancini trasforma l'Italia con quattro formazioni nella Nations League
Martedì 6 ottobre 2026, il commissario tecnico Roberto Mancini ha mostrato la sua capacità di variare la squadra azzurra in quattro partite della Nations League, adottando quattro formazioni diverse ma mantenendo intatte le caratteristiche generali del gioco italiano e dimostrando flessibilità tattica.
Dalla teoria di Sacchi al nuovo approccio
Arrigo Sacchi, ricordando le difficoltà di gestire una nazionale con molti giocatori ma poco tempo di allenamento, aveva paragonato la sensazione a quella di un eunuco in un harem. In quel contesto si usavano i cosiddetti "blocchi", con sei o sette giocatori della squadra più forte del campionato già abituati a giocare insieme. Oggi, secondo Mancini, i calciatori hanno consapevolezze evolute, perciò è più facile inserirli in ruoli differenti.
Il periodo d'oro del 2021
Il ciclo che ha portato l'Italia al titolo europeo nel 2021 è stato il punto di riferimento di Mancini: un calcio propositivo, una riaggressione immediata dopo la perdita del pallone e cinque canali verticali occupati. Il modulo 4‑3‑3 si trasformava in 3‑2‑5 in fase offensiva, con due registi in mezzo a guidare l'attacco. Quella impostazione ha lasciato un’impronta duratura nella filosofia di gioco azzurra.
Sperimentazioni recenti contro Belgio, Turchia e Francia
Contro il Belgio, l'Italia ha tentato di riproporre il 3‑2‑5, con Calafiori a occupare il mezzo spazio di sinistra e Cambiaghi più largo; la mancanza di aggressione sincronizzata ha consentito a De Bruyne, De Katelaere e agli esterni Godts, Moreira e Lukebakio di trovare spazi letali. In Turchia, Mancini ha introdotto laterali alti, Raspadori e Sebastiano Esposito, con il primo che taglia verso il centro per liberare la fascia, mentre Kayode è stato devastante. La prova di Parigi ha visto l'Italia difendersi con personalità in un 4‑5‑1, opporsi a Olise e Doué in uno‑contro‑uno e, grazie a Pio Esposito e a un pressing più alto, creare problemi alla nazionale di Zidane anche dopo il gol di pareggio di Bastoni.
La rosa azzurra è lunga e promette faville; il primo tentativo è stato definito un "mezzo fallimento" perché il 3‑2‑5 non è stato accompagnato da un'aggressione coordinata. Mancini ha voluto variare i convocati, conferendo alla struttura di gioco caratteristiche diverse ma mantenendo l'approccio proattivo, una difesa non troppo arretrata e un'aggressività a uomo anche in zone elevate del campo.
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In sintesi, la capacità di Mancini di passare da un 4‑3‑3 a un 3‑4‑3 a rombo, di sfruttare laterali alti come Vergara e di far ruotare Di Lorenzo a destra, dimostra che la cura tattica funziona e che l'Italia ha trovato la strada giusta nella Nations League.