Lapo De Carlo denuncia l'oltraggio della curva Juventus a Mazzola
Lapo De Carlo è tornato a parlare dell'episodio definito "l'oltraggio" della curva Juventus verso Gianni Mazzola, definendolo un gesto disumano e prevedibile, destinato a ripetersi con pretesti subculturali.
Una provocazione pianificata
Secondo De Carlo, la curva della Juventus ha pensato di oltraggiare Mazzola e gli interisti con un gesto infantile, ma non è stata una reazione impulsiva: è stata una provocazione pensata. L'autore sottolinea che la curva è orgogliosa di quanto ha fatto, nonostante la natura offensiva dell'azione.
Il contesto di odio e manipolazione
De Carlo descrive la scena in cui circa duemila persone, tra cui donne e qualche ragazzino, hanno voltato le spalle al rispetto per sé stessi e per una leggenda appena scomparsa, senza che ciò implichi che tutti fossero cattivi. Egli collega il gesto a una deriva tribale alimentata da social media, dove individui facilmente manipolabili si rifugiano in una logica "noi contro voi".
Il commentatore evidenzia che la stessa mentalità è stata usata in altri contesti, citando Heysel e Superga, e afferma che i tifosi juventini, sebbene numerosi, non rappresentano la frangia radicale che ha promosso l'atto. I social hanno creato una controcultura polarizzata, gestita da bulli del web, avvocati e pagine finte, che trasformano la protesta in una guerra da combattere.
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De Carlo denuncia inoltre la diffusione di falsi rumors, come l'affermazione infondata che Mazzola avesse parlato male di Stefano Scirea. Questa bugia, pur priva di fondamento, è stata creduta da molti senza verifica, alimentando ulteriormente l'odio.
Il giornalista conclude che l'indignazione da sola non basta: è necessaria una cultura di responsabilità. Se la questione viene trattata superficialmente, la deriva non farà che peggiorare, poiché indicare gli ultras con vergogna li incentiva invece di farli riflettere.
Secondo De Carlo, la soluzione passa per responsabilizzare chi diffonde l'odio con spregiudicatezza, evitando che la mancanza di regole e codici continui a trasformare rivalità sportiva in odio incontrollato.