Nations League
Jorge Jesus difende la sua gestione mentre Ronaldo annuncia l'addio

Il Portogallo ha pubblicato la lista dei convocati per le partite del Gruppo D di Nations League: il 14 novembre Goncalo Ramos e i compagni accoglieranno la Danimarca, mentre il 17 novembre faranno visita al Galles.
Il commissario tecnico Jorge Jesus, nella conferenza stampa dedicata alle scelte dei convocati, ha parlato nuovamente della vicenda con Cristiano Ronaldo, che ieri ha confermato la decisione di lasciare la nazionale.
Interrogato su un eventuale cambiamento nella gestione della situazione con Cristiano Ronaldo, Jesus ha risposto: «Non cambierei nulla, assolutamente nulla. Ho preso una decisione da allenatore, mettendo al primo posto gli interessi della mia squadra e della nazionale portoghese, convinto di non aver causato quanto accaduto».
Alla domanda se il ritiro di Ronaldo fosse colpa sua, ha dichiarato: «No… forse ho accelerato i tempi, ma non è per causa mia. Lui aveva già in mente che, prima o poi, sarebbe successo; era inevitabile durante il mio mandato. Non mi sento in colpa, rispetto la sua decisione e non lo dimenticherò mai; rimarrà sempre un’icona e, nell’ultimo anno e mezzo, ho instaurato con lui una solida amicizia».
Jesus ha sottolineato che, non avendo parlato con Ronaldo perché intendeva convocarlo, la responsabilità sua e della squadra resta invariata, poiché per il Portogallo l’obiettivo è sempre vincere, e l’assenza di ‘Cris’ non modifica il livello di responsabilità.
Riguardo alle precedenti dichiarazioni di Ronaldo sul ritorno, il CT ha affermato che ‘Cris’ ha lavorato con lui per un anno, hanno conquistato titoli insieme, e che rispetta la decisione attuale, pur non potendo spiegare le ragioni del ritiro, sapendo che il giocatore era consapevole della fine della sua carriera.
Infine, Jesus ha ribadito il rispetto per la scelta di Ronaldo, precisando che avrebbe voluto convocarlo se avesse deciso diversamente, che l’evento era destinato a verificarsi durante questa Nations League, e che Ronaldo rimane un’icona per i giovani calciatori, separando la questione sportiva da quella personale.