Mondiali
Il Portogallo mette in discussione il secolo di sofferenze ai Mondiali
L’eliminazione di lunedì sera contro la Spagna ha lasciato il pedigree mondiale del Portogallo in frantumi. Wim Kieft sedeva in un silenzio attonito mentre analizzava le prestazioni portoghesi degli ultimi due decenni, convinto che il loro approccio sia stato fondamentalmente sbagliato.
«Credo davvero che tutto dipenda dal loro stile di gioco» ha esordito Kieft. «Negli ultimi venti o trent’anni hanno sempre avuto giocatori di grande talento, eppure si adattano alla situazione piuttosto che imporre il proprio ritmo. Contro la Spagna di lunedì, chiudere gli spazi potrebbe non essere stata la peggiore delle idee, ma alla fine hanno sempre privilegiato non avere il pallone – una scelta che gli è costata cara.»
L’analista ha assistito all’emozione grezza di Cristiano Ronaldo nel dopo partita. «Una carriera straordinaria. Fa male vederlo giocare meno? Non proprio. Ha raggiunto vette così alte e regalato tanta bellezza. Ora la fine è vicina. Certo che si prova emozione, è del tutto normale.»
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La critica di Kieft andava oltre la tattica. «Hanno qualità individuali, ma manca un’identità collettiva. Le generazioni d’oro del Portogallo hanno deluso perché inseguono la partita invece di plasmarla.»
Lo studio risuonava della frustrazione di Kieft. «Guardando le loro partite ti chiedi: dove sta la convinzione? Dove sta la volontà di controllare le partite? Hanno tutti gli strumenti, ma non sembra che sappiano usarli nel modo giusto.»
La presenza di Ronaldo aleggiava su tutta la discussione. «Per anni è stato lui a trascinarli. Ora, con i suoi minuti che diminuiscono, i difetti del sistema diventano impossibili da ignorare.»
Il verdetto di Kieft era impietoso. «Finché il Portogallo non deciderà di giocare secondo i propri punti di forza invece di reagire agli avversari, le loro difficoltà ai Mondiali continueranno.»