Il docufilm di Oliver Dacourt denuncia il razzismo nello stadio
Nel luglio del 2023, l’ex centrocampista di Roma e Inter Oliver Dacourt ha presentato al pubblico il docufilm intitolato "Non sono una scimmia", un progetto audiovisivo che ricostruisce le esperienze di discriminazione vissute da diversi calciatori.
Un racconto personale e collettivo
Il film raccoglie testimonianze che vanno da Samuel Eto'o a Blaise Matuidi, mostrando come il razzismo si manifesti sia dentro che fuori gli spalti, con l’obiettivo di trasformare lo stadio in un luogo di integrazione.
Dacourt, figlio di una donna nera e di un uomo bianco, ha vissuto il problema sulla propria pelle e ha dichiarato: "Ho subito la discriminazione da entrambe le parti. Il calcio è solo il riflesso della società e queste cose accadono da anni".
Nel suo intervento, ha sottolineato che il calcio dovrebbe emergere come valore universale, dove "non c’è differenza di religione, non c’è colore della pelle" e il pallone diventa il linguaggio comune.
Riferendosi alla vittoria della Francia nel 1998, Dacourt ha ricordato le celebrazioni sui Champs‑Élysées, affermando che "quando vinci non c’è colore, non ci sono differenze".
Il docufilm denuncia anche il comportamento degli spettatori, definendo lo stadio "un’arena" dove le persone credono di poter dire tutto senza vergogna, e propone una sanzione di cinque anni per chi si comporta male.
Quasi 1 200 giorni dopo la sua presentazione, Dacourt compie 52 anni, ma, secondo le sue parole, le cose non sono cambiate molto.