Il CONI prepara la discussione su Malagò e rischia il commissariamento
Il CONI ha fissato per martedì 15 settembre la riunione della Giunta in cui verrà esaminata la vicenda del mancato tesseramento di Giovanni Malagò, presidente della FIGC, con il timore concreto di un eventuale commissariamento dell’organismo e di possibili ripercussioni sulla governance del calcio italiano.
La buccia di banana, questa volta, rischia di esserci per davvero. Da quando si è candidato alla presidenza della FIGC, per poi vincere, Giovanni Malagò ha affrontato non solo opposizione politica, ma anche questioni giuridiche che non sempre si erano poste per i suoi predecessori.
La questione del presunto divieto di “pantouflage” è ormai alle spalle, ma ieri la vicenda del mancato tesseramento è tornata davvero d’attualità.
L’art. 29 dello Statuto FIGC prevede che, per essere eletti a cariche federali, si debba “essere in regola” con il tesseramento.
Secondo Malagò, ma anche secondo gli uffici legali della FIGC e la segreteria generale federale – che ne ha vidimato la candidatura – questo non significa che il tesseramento sia necessario, ma che, ove si sia tesserati, si debba essere in regola. Malag ha ribadito la sua posizione.
Non erano tesserati della FIGC, per esempio, né Gabriele Gravina né Giancarlo Abete, due predecessori di Malagò alla presidenza.
Condivide questa lettura anche Giuseppe Chiné, procuratore FIGC che intende archiviare la questione, sollevata dai ricorsi contro l’elezione di Malagò presentati da Renato Miele, avvocato ed ex giocatore della Lazio.
Il ruolo del CONI nella decisione
Sergio Taucer, procuratore generale dello Sport presso il CONI, ha rispedito a Chiné la richiesta di archiviazione, ritenendo necessari ulteriori approfondimenti e chiedendo alla FIGC di chiarire la norma.
Il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, ha trasmesso la relazione e dovrebbe portare la questione all’ordine del giorno della Giunta del CONI, prevista per martedì 15 settembre, con la partecipazione di Malagò in qualità di membro del CIO.
Se l’elezione fosse invalida, la Giunta potrebbe decidere la decadenza di Malagò, ma il precedente dell’AIA dimostra che l’associazione può continuare con un vicepresidente vicario senza ricorrere al commissariamento.
Tuttavia, se la segreteria generale FIGC fosse ritenuta responsabile di un errore grave, si aprirebbero le porte al commissariamento, scenario ancora poco probabile per via dei solidi rapporti di Malagò con molti esponenti del CONI.