Mondiali
De la Fuente attacca la condotta argentina e la calma spagnola brilla.
Il tecnico spagnolo Luis de la Fuente ha parlato oggi alle 08:45, condannando la condotta di diversi giocatori e membri dello staff argentino dopo la finale del Mondiale, lodando al contempo la risposta disciplinata della sua squadra. Ha descritto le azioni argentine come inaccettabili e ha sottolineato la sportività della squadra spagnola durante tutta la celebrazione.
De la Fuente ha definito il comportamento di numerosi giocatori e membri dello staff argentino "inaccettabile" e "intollerabile" in un'intervista a TVE. Il tecnico della nazionale spagnola ha affermato che tale condotta non deve essere tollerata a questo livello del gioco.
Ha ammesso di non aver assistito alle scaramucce post-finale subito dopo il fischio perché stava festeggiando. "In quel momento non l'ho visto, stavo festeggiando," ha detto, aggiungendo che gli incidenti erano comunque intollerabili.
Il tecnico ha elencato gli individui coinvolti negli scontri: Leandro Paredes, Nahuel Molina, Eric García, Gavi e Rodri. Ha anche menzionato che il vice-allenatore Roberto Ayala è stato citato in un incidente con Dani Olmo.
De la Fuente ha sottolineato che i suoi stessi giocatori hanno reagito ad aggressioni e provocazioni con una condotta esemplare. "I nostri giocatori si sono sempre comportati come buoni sportivi," ha affermato, contrapponendo la loro compostezza all'agitazione argentina.
Riflettendo sul percorso della Spagna verso il titolo mondiale, ha notato che la squadra ha percorso 24.000 chilometri, ha sopportato un'umidità elevata e ha avuto poco riposo. Ha detto che quel viaggio è stato forse una battaglia più grande di qualsiasi avversario.
Ha elogiato Rodri, che è stato votato miglior giocatore del Mondiale, affermando che dubitare di lui sarebbe un insulto all'intelligenza calcistica. De la Fuente ha anche indicato Martín Zubimendi come probabilmente il secondo migliore nella sua posizione.
L'intervista a TVE ha evidenziato un netto contrasto: l'aggressività argentina contro la compostezza spagnola, una dicotomia che, secondo de la Fuente, definisce l'eredità della finale.