Coni e FIGC si scontrano sul diritto di voto per il commissariamento
Mentre si avvicina il voto decisivo sul possibile commissariamento della FIGC, il confronto tra Coni e la Federcalcio si è ampliato, includendo ora la disputa su chi potrà effettivamente votare nella riunione del Consiglio Nazionale fissata per martedì 6 ottobre al Foro Italico.
Chi potrà votare?
L’appuntamento, ricordato da Il Corriere della Sera, è previsto per le ore 13 al Foro Italico. Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, presenterà la questione alla Giunta e successivamente al Consiglio Nazionale, legata al mancato tesseramento di Giovanni Malagò al momento della sua candidatura alla presidenza della FIGC.
Il dibattito si concentra ora sulla composizione della platea votante. Coni sostiene che l’allenatrice Elisabet Spina, eletta nel Consiglio Nazionale nella quota tecnici, non debba votare, mentre la FIGC ritiene il contrario; inoltre, la vicepresidente Diana Bianchedi, che ha rassegnato le dimissioni dalla delegazione della Nazionale, potrebbe essere esclusa per incompatibilità con il suo precedente ruolo nella Federcalcio.
Secondo lo scenario delineato, i votanti sarebbero quattordici, numero che salirebbe a quindici con la partecipazione di Spina. Per approvare la proposta di commissariamento servirebbero almeno otto voti, e la questione della modalità di voto resta controversa: Coni la vuole aperta, la FIGC la ritiene segreta.
Il confronto giuridico
Buonfiglio ha annunciato che ai componenti del Coni saranno messi a disposizione i pareri di quattro giuristi consultati sul caso. La Federcalcio, invece, intende presentare cinque ulteriori pareri a sostegno del carattere non essenziale del requisito di tesseramento contestato a Malagò.
Nel frattempo, Malagò ha ricevuto il sostegno della Lega Serie A e della Lega Pro, quest’ultima contraria al commissariamento. Potrà intervenire durante la discussione, ma dovrà lasciare la sala al momento del voto.
Se la Giunta dovesse proporre il commissariamento e il Consiglio Nazionale lo approvasse, Malagò decadrebbe dalla presidenza della FIGC, con la prospettiva di un ricorso al Collegio di Garanzia. Buonfiglio assumerebbe il ruolo di commissario e dovrebbe indire nuove elezioni entro tre mesi.
Il contrasto, dunque, non riguarda più solo il caso del tesseramento, ma anche la composizione e le modalità di voto che potrebbero decidere il futuro della Federcalcio. Questa nuova fase di scontro preannuncia un ulteriore braccio di ferro tra Coni e FIGC.