Chivu dubita del proprio approccio dopo dolorosa sconfitta 3‑4 contro Brugge
Nell'aria fredda della sera di San Siro risuonò il tifo del Club Brugge quando Nicolò Tresoldi trovò tre volte e Romeo Vermant segnò il quarto gol, facendo subire all'Inter una sconfitta per 3‑4. Il rumeno, Cristian Chivu, rimase alla fine da solo in campo e assunse la piena responsabilità della delusione.
Errori propri e pausa persa
Chivu ammise che durante la pausa avrebbe dovuto trasmettere più calma e tranquillità ai suoi giocatori. Spiegò che l'Inter nella prima metà ha reagito bene al primo gol subito, ma che l'irrequietezza dopo l'intervallo ha portato alla perdita di equilibrio e a distanze troppo ampie nella pressione.
L'allenatore ha indicato specificamente le pressioni sbagliate e le lunghe distanze tra le linee, permettendo al Brugge di sfruttare la velocità sulle fasce e le qualità tecniche. “Abbiamo perso il nostro equilibrio e le distanze nella pressione”, ha analizzato.
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Nessuna scusa, ma un appello al recupero
Nonostante la sconfitta, Chivu ha elogiato l'intensità, la personalità e le qualità tecniche degli ospiti, e ha sottolineato che l'avversario meritava credito. Ha evidenziato che l'Inter non può essere soddisfatta del numero di gol subiti e che è necessario un aggiustamento sia tattico che mentale.
Dopo due sconfitte consecutive in Champions League, ha avvertito che la fiducia nella squadra non deve svanire. “Dobbiamo soprattutto non perdere la fiducia in noi stessi”, ha dichiarato, indicando le sei partite di gruppo rimanenti a Milano come momenti cruciali per trovare risposte.
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La stampa italiana ha già espresso un giudizio severo sulla prestazione, ma Chivu continua a cercare il giusto equilibrio per una “squadra matura, ambiziosa” al più alto livello europeo.